Disturbo post-traumatico da stress
Laura Pedrazin, Laurea in Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Ordine degli Psicologi della Lombardia n°25499
Disturbo post-traumatico da stress
I disturbi legati a eventi traumatici o stressanti rappresentano una delle aree più complesse della psicopatologia, coinvolgendo tanto la psiche quanto il corpo. La psicoanalisi pone l’accento sui processi inconsci e sulla storia individuale del soggetto al fine di spiegare le cause alla base della sintomatologia di origine traumatica.
Il Trauma nella Teoria Psicoanalitica
Dal punto di vista psicoanalitico, il trauma non è solo un evento oggettivamente stressante, ma una rottura della capacità dell’Io di integrare l’esperienza. Freud, nei suoi studi sul trauma, distingue tra il concetto di “trauma reale” e “trauma psichico”. Il primo fa riferimento a eventi esterni drammatici, mentre il secondo riguarda l’effetto soggettivo che l’evento ha sulla psiche, spesso riattivando conflitti inconsci irrisolti.
Il trauma si forma quando l’individuo è esposto a un’esperienza che supera la sua capacità di elaborazione psichica. In particolare, Freud e Ferenczi sottolineano il ruolo della sorpresa e dell’impotenza nel rendere un evento traumatico. Se un’esperienza intensa non può essere mentalizzata né integrata nella storia psichica del soggetto, essa rimane scissa dalla coscienza, riemergendo sotto forma di sintomi o angoscia non elaborata.
Coazione a Ripetere: Il Trauma che si Riproduce
In “Al di là del principio di piacere” (1920), Freud introduce il concetto di coazione a ripetere, sottolineando come i soggetti traumatizzati tendano a rivivere compulsivamente il trauma in forme diverse. Questo avviene perché il trauma, non simbolizzato né elaborato, rimane attivo nella psiche come un nucleo estraneo che cerca espressione. La coazione a ripetere si manifesta in diversi modi:
- Sogni traumatici: il soggetto rivive l’esperienza traumatica durante il sonno.
- Scelte e relazioni ripetitive: l’individuo può inconsciamente ricreare situazioni simili al trauma, cercando di padroneggiarlo senza riuscirci.
- Comportamenti autodistruttivi: il trauma può portare a ripetere atti dannosi per sé stessi, senza una chiara consapevolezza del loro legame con l’esperienza passata.
La coazione a ripetere può essere vista come un tentativo dell’inconscio di rielaborare il trauma, ma finché l’esperienza non viene trasformata in una narrazione simbolizzata, essa si ripete senza risoluzione.

Le Differenti Forme di Disturbi Post-Traumatici
La psicoanalisi ha identificato diverse modalità con cui il trauma si manifesta nella vita psichica:
- Nevrosi traumatica: caratterizzata da ansia persistente, incubi e sintomi dissociativi, in cui il soggetto si sente invaso da ricordi traumatici non elaborati.
- Stati di depersonalizzazione e derealizzazione: meccanismi di difesa per proteggere il soggetto dall’impatto emotivo del trauma.
- Sintomi somatici: conversioni somatiche che permettono di esprimere il dolore psichico attraverso il corpo.
Secondo la prospettiva di Ferenczi, nei casi di trauma infantile, si verifica una sorta di identificazione con l’aggressore, in cui il bambino interiorizza l’esperienza traumatica sotto forma di autoaccuse o comportamenti autodistruttivi. Winnicott, invece, sottolinea il ruolo del “holding ambientale” e il rischio di sviluppo di un falso Sé nei soggetti esposti a esperienze traumatiche precoci.
L’Elaborazione del Trauma e il Processo Analitico
Nel trattamento psicoanalitico dei disturbi post-traumatici, l’obiettivo non è solo alleviare i sintomi, ma permettere l’integrazione dell’esperienza traumatica all’interno della storia psichica del soggetto.
- La rielaborazione transferale: il paziente tende a riproporre nella relazione con l’analista le dinamiche del trauma. L’analista funge da testimone e contenitore emotivo, aiutando a trasformare ciò che è stato vissuto passivamente in un’esperienza narrabile e simbolizzabile. Il transfert permette di portare alla luce schemi relazionali inconsci, dando al paziente l’opportunità di viverli in un contesto sicuro e di modificarli gradualmente.
- La funzione del linguaggio: mettere in parole l’esperienza traumatica permette di elaborarla e sottrarla alla ripetizione compulsiva. L’atto di nominare il trauma aiuta a reinserirlo nel continuum della memoria autobiografica, rendendolo meno frammentato e più integrabile nella narrazione della propria vita.
- Il lavoro sulla simbolizzazione: il trauma spesso si presenta sotto forma di angoscia non elaborata e di sintomi corporei. Attraverso il lavoro analitico, il soggetto può sviluppare capacità simboliche che trasformano l’esperienza traumatica in significati accessibili alla coscienza.
- L’importanza della relazione terapeutica: la presenza costante e accogliente dell’analista rappresenta un nuovo modello relazionale, che può permettere al paziente di superare il senso di isolamento e di recuperare la fiducia nell’altro. Un ambiente empatico e stabile può aiutare a ricostruire una base di sicurezza emotiva, essenziale per l’elaborazione del trauma.
Conclusioni
La psicoanalisi offre una chiave di lettura profonda dei disturbi legati a eventi traumatici o stressanti, mettendo in evidenza il ruolo del passato, della dimensione inconscia e delle dinamiche relazionali. L’elaborazione del trauma richiede tempo, ascolto e un ambiente sicuro, in cui il soggetto possa progressivamente riappropriarsi della propria storia, trasformando il dolore in una narrazione dotata di senso.
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