Disturbo bipolare
Laura Pedrazin, Laurea in Psicologia Clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Ordine degli Psicologi della Lombardia n°25499.
I disturbi bipolari rappresentano una categoria complessa di patologie psichiatriche caratterizzate da oscillazioni dell’umore tra episodi maniacali, ipomaniacali e depressivi. Dal punto di vista psicoanalitico, questi disturbi possono essere interpretati come espressioni di conflitti intrapsichici profondi, che si radicano nelle prime esperienze relazionali e nei meccanismi di difesa adottati dall’individuo.
Si tratta di una condizione complessa, le cui cause sono legate a una combinazione di fattori genetici, biologici e ambientali. Il disturbo bipolare può manifestarsi in diverse forme, con sintomi che variano per intensità e durata. La diagnosi e il trattamento tempestivi, che possono includere terapia farmacologica e psicoterapia, sono fondamentali per aiutare le persone affette a gestire al meglio la propria condizione e migliorare la qualità della vita.
Sintomi del Disturbo Bipolare
Il disturbo bipolare si manifesta principalmente attraverso episodi di mania, ipomania e depressione.
- Fase maniacale: caratterizzata da euforia, energia eccessiva, ridotto bisogno di sonno, aumento della loquacità, pensieri accelerati, comportamento impulsivo e talvolta grandiosità. In alcuni casi, possono manifestarsi sintomi psicotici come deliri e allucinazioni.
- Fase ipomaniacale: simile alla mania ma di minore intensità, senza sintomi psicotici evidenti e con un impatto funzionale meno marcato.
- Fase depressiva: caratterizzata da umore triste o irritabile, perdita di interesse per le attività quotidiane, affaticamento, alterazioni del sonno e dell’appetito, sentimenti di colpa e inutilità, difficoltà di concentrazione e, nei casi più gravi, pensieri suicidari.
L’alternanza tra questi stati emotivi può essere ciclica e varia da persona a persona, con episodi di durata e intensità differenti.
Origini psicoanalitiche del disturbo bipolare
La psicoanalisi classica, con Freud, ha posto l’accento sul conflitto tra il principio di piacere e il principio di realtà, mentre autori successivi come Melanie Klein e Otto Kernberg hanno esplorato il ruolo delle prime esperienze di relazione oggettuale nella genesi delle oscillazioni affettive. In particolare, Klein ha individuato la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva come momenti fondamentali dello sviluppo psichico, ipotizzando che nel disturbo bipolare si verifichi un’incapacità a stabilizzarsi nella posizione depressiva, con conseguenti oscillazioni tra idealizzazione e svalutazione.
Mania e depressione: due facce della stessa medaglia
Dal punto di vista psicoanalitico, la fase maniacale può essere vista come una difesa contro il dolore psichico e il senso di perdita caratteristico della depressione. La grandiosità e l’iperattività tipiche della mania rappresentano un tentativo di negare sentimenti di impotenza e disperazione. Freud, nel suo scritto su “Lutto e Melanconia” (1917), suggerisce che la mania possa essere una reazione alla depressione, una sorta di fuga dalla sofferenza legata a un oggetto d’amore perduto.
Allo stesso modo, la fase depressiva può essere interpretata come un ritorno della realtà psichica rimossa durante la mania. L’individuo, non riuscendo più a sostenere la negazione della perdita e della fragilità interna, cade in uno stato di autodenigrazione e passività. Secondo la scuola di Kernberg, il disturbo bipolare potrebbe derivare da un’integrazione fallita delle rappresentazioni di sé e degli altri, con una scissione tra immagini idealizzate e persecutorie.
Meccanismi di difesa e organizzazione della personalità
Nei pazienti con disturbo bipolare, i meccanismi di difesa predominanti includono la scissione, la negazione e l’onnipotenza. La scissione impedisce l’integrazione di affetti contrastanti, facendo sì che il paziente oscilli tra stati emotivi estremi. La negazione consente di non confrontarsi con sentimenti di perdita e vulnerabilità, mentre l’onnipotenza è una strategia per mantenere un senso di controllo e sicurezza.
Trattamento psicoanalitico del disturbo bipolare
Il disturbo bipolare viene trattato solitamente attraverso una combinazione di uso di stabilizzatori dell’umore e psicoterapia. La psicoanalisi può offrire un contributo significativo. L’analisi dei conflitti e delle difese può aiutare il paziente a comprendere il significato delle proprie oscillazioni affettive e a sviluppare una maggiore capacità di tollerare l’ambivalenza emotiva.
Un approccio psicoanalitico mirato può favorire l’elaborazione delle esperienze traumatiche precoci e migliorare l’integrazione delle parti scisse della personalità. L’obiettivo non è solo la riduzione dei sintomi, ma una trasformazione più profonda della struttura psichica, che permetta una maggiore stabilità affettiva e una migliore regolazione delle emozioni.
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